Prove di regime

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Prove di regime

Messaggio  higghe il Mar Ott 19, 2010 10:42 am

Indagini sugli oppositori di B,
coinvolto un giornalista di Panorama


Fabio Diani, appuntato della guardia di finanza, effettuava ricerche illecite i cui risultati erano poi forniti al cronista del settimanale. Alle indagini faceva generalmente seguito la pubblicazione di un articolo
Indagini sui nemici del premier. Ripetuti accessi abusivi alla banca dati dell’Anagrafe tributaria per spiare i redditi e la situazione personale e patrimoniale di politici, magistrati, oppositori. Un appuntato della Guardia di Finanza di Pavia, Fabio Diani, è da stamane agli arresti domiciliari su richiesta del pm di Milano Ennio Remondini, e su decreto del gip Roberta Nunnari.

Il destinatario delle spiate, il giornalista di Panorama Giacomo Amadori, ha ricevuto un avviso di garanzia. Il reato contestato al finanziere è l’accesso abusivo a banca dati protetta, previsto dall’articolo 615 ter codice penale. Impressionante l’elenco degli spiati: Marco Travaglio, Luigi De Magistris, il giudice Mesiano, colpevole di avere condannato la Fininvest a risarcire De Benedetti. E poi ancora: Beppe Grillo, Antonio Di Pietro, Patrizia D’Addario, Luca Casarini, Gioacchino Genchi, e mezza famiglia Agnelli, da Marella Caracciolo a Gianni Agnelli, da Clara a Maria Sole fino ad Alain Elkann.

I magistrati hanno riscontrato che quasi sempre all’interrogazione seguiva poi un articolo contro l’obiettivo messo nel mirino e sul quale erano stati trovati elementi grazie alle spiate abusive.

A leggere le carte dell’indagine sembra di assistere più che a un comune lavoro giornalistico a una caccia all’uomo condotta con l’ausilio di una banca dati governativa, da un giornale del premier, a beneficio del presidente-padrone.

Gli investigatori hanno elencato il prodotto finale di questi accessi abusivi:
“L’Italia dei valori familiari”;
“Grillo vuole rilanciare il Pd o il suo 740”;
“D’Addario complotto in tre mosse”;
Agnelli, ecco quanto dichiarano gli Agnelli”;
“Il Caso Mesiano e il calzino celeste”;
“Caso Genchi, quanti schedati”

… e così via spiando e scrivendo. Suspect Evil or Very Mad


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Re: Prove di regime

Messaggio  higghe il Mar Ott 19, 2010 10:43 am

“Pressioni da Zimbawe” e la Rai censura
anche il duo Benigni-Saviano

Dopo Annozero, il direttore generale Mauro Masi ha bloccato i contratti del comico toscano e dell'autore di Gomorra.
E a Porta a Porta scatta il processo a Santoro


Roberto Benigni e Roberto Saviano che dialogano dei rapporti tra Silvio Berlusconi e la malavita in diretta su Raitre: il peggior incubo del direttore generale Mauro Masi poteva diventare realtà nel nuovo programma Vieni via con me. Testi già scritti (di cui il premio Oscar e lo scrittore di “Gomorra” vanno anche molto fieri) ed esordio previsto per l’8 novembre. Ma gli autori non hanno tenuto conto delle “pressioni da Zimbabwe” che anche questa volta il Cavaliere deve aver esercitato sui vertici di viale Mazzini. Così è arrivato, ufficiale, il veto della Rai che ha bloccato i contratti di Benigni, Antonio Albanese e Paolo Rossi, i quali erano disposti a lavorare anche a titolo gratuito.

La trattativa con il produttore Endemol, che detiene i diritti del format, va avanti da mesi, ma non è andata a buon fine perché l’azienda non voleva contrattualizzare Saviano. Lo scrittore, rappresentato proprio da Endemol, doveva debuttare da conduttore assieme a Fabio Fazio per quattro puntate pronte dallo scorso febbraio.

La notizia dell’ultima censura ex ante in casa Rai arriva in un lunedì nero per Masi. Annozero continuerà nonostante la sanzione imposta dal dg a Michele Santoro. Il conduttore di Annozero ha annunciato di aver interrotto l’appello al suo pubblico perché, come prevede la legge, la sua richiesta di accedere all’Arbitrato ha sospeso l’applicazione della sanzione fino a che un giudice deciderà. Poi il caso Report: domenica l’avvocato del premier Niccolò Ghedini ha tentato, invano, di impedire la messa in onda della trasmissione condotta da Milena Gabanelli. E la faccia di Masi a Porta a Porta parlava da sola. Pur presente in collegamento dal suo studio in viale Mazzini (una foto con Benedetto XVI e un gagliardetto della Lazio) Bruno Vespa deve sperare che Masi sia particolarmente distratto.

Perché se ogni secondo il direttore generale invoca il pluralismo e il contraddittorio, né l’uno né l’altro hanno sfiorato le poltrone bianche di Porta a Porta, dove il conduttore ha inscenato un processo di un’ora e mezza a Santoro e Annozero, senza un rappresentante del programma. Di più: la platea era sbilanciata a destra con i direttori di Panorama (Giorgio Mulè), Libero (Maurizio Belpietro), e il senatore Maurizio Gasparri (Pdl). Dall’altra parte l’ambidestro Piero Sansonetti (Calabria Ora), il morbido Matteo Colaninno (Pd) e il segretario della Fnsi, Franco Siddi.

Masi aveva l’aria dimessa di chi deve incassare, anzi si condanna a subire l’ennesima sconfitta nella battaglia contro Santoro: “Questa faccenda ha stancato me e anche voi e spero che oggi sia l’ultima volta che torni a parlare del tema. Abbiamo applicato le norme della Rai e del diritto del lavoratore, e la sanzione sarà applicata quando il percorso sarà compiuto”. A differenza del “vedremo” detto con ghigno da Gianluigi Paragone, stavolta Masi sulla presenza in video di Annozero deve arrendersi alla legge.

Ma bastava leggere il titolo di Porta a Porta – “Le regole valgono per tutti?” – per capire il tenore della puntata. E l’introduzione di Cecilia Primerano – lodata da Masi – completava l’opera: “In una televisione fatta di insulti, ci sta pure il vaff di Santoro”. Il video della metafora viene stipato in due secondi per confondere le idee. E di ripresa in ripresa, come su un ring con un pugile solo, i protagonisti hanno seminato dubbi e bugie. Hanno fatto riferimento a una sospensione di Santoro per una puntata di Samarcanda su Salvo Lima, e non è vero. E Gasparri, mentendo a sua volta, allude al suicidio del maresciallo Antonino Lombardo nei giorni successivi a Tempo Reale: due sentenze hanno già condannato chi ha tirato in ballo Santoro. Informate Vespa.

Report e la censura preventiva

“Prima di querelare almeno guardate la trasmissione“, così ha replicato Milena Gabanelli alle intimidazioni che le aveva rivolto l’avvocato Ghedini che aveva chiesto alla Rai di non trasmettere la puntata di Report nella quale, tra gli altri servizi, si sarebbe parlato anche di una disinvolta operazione condotta nell’isola di Antigua da Berlusconi e soci.

Per quanto ci riguarda, invece, non avevamo neppure bisogno di guardare la trasmissione per pronunciare un immenso “ma va là” nei confronti dell’avvocato del presidente, nonchè parlamentare della Repubblica e gran suggeritore delle norme bavaglio al collega Alfano.
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Re: Prove di regime

Messaggio  Costantino B il Mar Ott 19, 2010 5:07 pm

olè! cheers
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